39) Foucault. Morte di Dio, morte dell'uomo.
In questa lettura Michel Foucault ci presenta una sua originale
interpretazione del famoso aforisma di Nietzsche sulla morte di
Dio..
M. Foucault, Le parole e le cose, traduzione italiana di E.
Panaitescu, Rizzoli, Milano, 1977, pagine 411-412 (vedi manuale
pagina 239).

 Ai nostri giorni, e Nietzsche anche qui indica da lontano il
punto d'inflessione, si afferma non tanto l'assenza o la morte di
Dio, quanto la fine dell'uomo (quel sottile, impercettibile
scarto, quell'arretramento nella forma dell'identit, che hanno
portato la finitudine dell'uomo a convertirsi nella sua fine); si
scopre a questo punto che la morte di Dio e l'ultimo uomo sono
strettamente legati: non  appunto l'ultimo uomo che annuncia di
aver ucciso Dio, ponendo in tal modo il proprio linguaggio, il
proprio pensiero, il proprio riso nello spazio del Dio gi morto,
ma proponendosi anche come colui che ha ucciso Dio e la cui
esistenza include la libert e la decisione di tale delitto? Cos,
l'ultimo uomo , a un tempo, pi vecchio e pi giovane della morte
di Dio; avendo ucciso Dio,  lui stesso che deve rispondere alla
propria finitudine; ma dal momento che parla, pensa ed esiste
entro la morte di Dio, il suo crimine stesso  destinato a morire;
nuovi dei, identici, gi gonfiano l'Oceano futuro; l'uomo
scomparir. Pi che la morte di Dio - o meglio nella scia di tale
morte e in una correlazione profonda con essa - il pensiero di
Nietzsche annuncia la fine del suo uccisore: ossia l'esplosione
del volto dell'uomo nel riso, e il ritorno delle maschere: la
dispersione della profonda colata del tempo da cui l'uomo si
sentiva portato e di cui sospettava la pressione nell'essere
stesso delle cose; l'identit tra il ritorno del Medesimo e
l'assoluta dispersione dell'uomo. Durante l'intero diciannovesimo
secolo, la fine della filosofia e la promessa d'una cultura
prossima coincidevano probabilmente con il pensiero della
finitudine e l'apparizione dell'uomo nel sapere; oggi il fatto che
la filosofia sia sempre e ancora sul punto di scomparire, e il
fatto che forse in essa, ma pi ancora fuori di essa e contro di
essa, nella letteratura come nella riflessione formale, si pone il
problema del linguaggio, dimostrano probabilmente che l'uomo sta
sparendo.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagina 215.
